Omake - Columns
- Mar 3, 2015
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“Oh, finalmente ritorniamo a raccontare d’elettronica.” Direbbe il mio amico Francesco.
“Vez (appellativo bolognese, non spaventatevi), ma che dici? Omake è molto di più d’elettronica. E’ la mattina quando ti lavi la faccia, è la sera quando ti lavi i denti. E’ il pomeriggio quando cammini guardando il cielo in un giorno di primavera anticipata”. Risponderebbe Lorenzo.
Erano settimane che me ne parlavano di questo ep/album di 9 tracce e le attese non sono state assolutamente tradite.
C’è di tutto. C’è il background di un ragazzo dal gusto variopinto. C’è qualcosa di molto onirico vicino ad uno dei miei gruppi preferiti, Pet Shop Boys (dio li salvi e il loro coro per la Fortitudo Basket, LOL), che mi ha fatto ricordare di un’infanzia pressoché felice ma con punte di depressione assolutamente normali per un adolescente del nuovo millennio.
C’è amore, molto amore. C’è riflessione, moltissima riflessione. C’è vitalità, “ a cannonate”, esclamerebbe sempre il mio amico Francesco.
Per un attimo a metà del disco mi sono sentito, pure, dentro ad un romanzo di James Sallis o meglio dentro ad un film di Nicolas Winding Refn o ancor meglio detto guidando una macchina veloce come Ryan Gosling.
Si si, è un bel viaggio per il proprio mondo, destinazione infinita. Sensa sosta e con una gran voglia di non prestare attenzione a nulla se non al proprio ego, che è la cosa più altisonante del mondo.
“Grazie Omake.”
Cordialmente, il mio amico Francesco.































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