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Fiorino - Il masochismo provoca dipendenza

  • Apr 4, 2015
  • 2 min read

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Fiorino è un marinaio e forse l’essere abituato a farsi cullare dalle onde ha prodotto in lui la capacità di oscillare tra un genere musicale e l’altro e fare tesoro di tutte le maree di ispirazioni che in questo disco si sentono forti e riconoscibili.

Da Lucio Dalla a Franco Fanigliulo, passando per Jannacci e Cochi e Renato, ma non solo. Gli arrangiamenti, curatissimi, passano dal folk al soft-reggae al rock.

La scaletta stessa va dallo Stornello (dell’interfaccia) allo Stoner (di Portorotondo) un gioco di parole che sta a significare una geometria interna, come una quadratura del cerchio.

Un viaggio per immagini che passa dalla crescita. Come ogni viaggio che si rispetti. Ed è proprio la crescita (di sé o degli altri protagonisti delle canzoni) l’argomento che la fa da padrona all’interno del disco e non importa che gli altri non se ne accorgano, o forse sì, importa, ma ciò che conta di più è che sia tu ad essere consapevole della tua crescita.

Le canzoni contengono tutte immagini vivide e ti sembra di esserci tu davanti ad Amanda a dirle tutto ciò che probabilmente non avrai mai il coraggio di dire, nella vita. Sei perfettamente in grado di sentire il cuore fare le rughe e puoi facilmente capire quelle che vanno in India a cercare se stesse per poi non sapere a chi darla (tutta l’autoconsapevolezza che hanno trovato, ça va sans dire) una volta tornate a casa. “Senso di colpa” è una autocritica introspettiva, ma che attraverso la critica di sé critica gli altri e la pochezza di chi giudica senza immedesimarsi.

Questo è un disco che ha un sapore autentico e di casa. Un disco genuino che traspone in musica tanti piccoli difetti e qualche pregio in cui possiamo riconoscere noi e gli altri.

 
 
 

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